Libri sul risveglio

Scendi dalla croce, ci serve il legno!

Mi guardo attorno dopo tanto tempo per rendermi conto che più uno si lamenta verso situazioni e cose, più i nodi si stringono e tendono a soffocarci. Sembra cosi semplice il paradosso, e pure e tutt’altro che facile liberarsi da determinate convinzioni. Crediamo di non avere vie di scampo, crediamo che la vita sia cosi, e cosi c’è la dobbiamo tenere, con i suoi pro miseri, e i contro nefasti. Quanto è brutto vederci schiacciati da un esistenza dalla quale sembra apparentemente non sembrare causa nostra?

Siamo abili accusatori delle generazioni passate, perché è facile addossare tutta la responsabilità verso quegli avi, che in sin dei conti, hanno anche loro addossato le loro colpe ai loro predecessori.

Ma allora, è tutto qui il mondo? Che senso ha la vita se non abbiamo nessuna voce in capitolo per realizzarci? A cosa serve essere nati? Per soddisfare solo un capriccio dei nostri genitori, per un coito andato storto? Sembra poco come supposizione, voi che dite? Non ho risposte ma tante domande, anzi tantissime..

E’ troppo facile addossare la colpa agli altri, ed è anche semplice nel breve periodo. Ma alla lunga ciò provoca solo un ingarbugliamento sempre più fitto di matasse che si intrecciano, senza capirne poi la reale motivazione. Ma come si fa a comprendere dove nasce tutto ciò, da dove è partita la mia ricerca di una comprensione maggiore o diversa da quella che mi hanno preconfezionato sin dalla nascita? Sicuramente quando ho iniziato a guardarmi dentro…ma come tutto si sia innescato non ricordo.

I mia culpa però sono iniziati ad arrivare, forse anche troppi, quando ho scoperto che da quella croce io non volevo assolutamente scenderne. Ma non è mai un fattore cosciente, niente in fin dei conti lo è, ma è in assoluto la nostra responsabilità! Nei nostri gesti e nelle scelte apparentemente comuni, quanto di noi realmente è nostro? Quanto siamo immersi in schemi che non ci appartengono. Siamo il prototipo di chi ci è stato accanto da sempre, un assemblamento di tanti io che neanche ricordiamo di aver conosciuto. Generazioni dopo generazioni portiamo avanti le nostre carrette logore. Quando ci accorgeremo realmente della bellezza che ci circonda? E perché mai ci siamo imposti di non scorgerla?

Come ho appena affermato tante limitazioni non sono nostre, ma è nostra responsabilità cambiarle se non ci appartengono!

Voglio smetterla di addossarmi la colpa di ciò che è stato, e allora provo a perdonarmi, cercando di liberarmi dal giudizio verso me stessa, perché in sin dei conti sono l’unica carceriera della mia esistenza. Allora mi osservo per scoprire che ho vissuto per tanto tempo scissa, e mi accorgo che veramente è complicato riallinearsi ad un pensiero-azione coerente. Osservandomi mi accorgo che esistono tante parti di me ferite e terrorizzate che insistono ad avere la loro autorità e tengono schiave le mie ore, nei giorni più critici.

La paura è stata la mia fidata compagna per troppo tempo, credo sia stata la mia miglior amica da sempre, e la cosa più buffa è l’aver pensato fosse un’amica saggia, che mi proteggesse in qualsiasi situazione, per poi accorgermi che più che proteggermi mi vincolava nelle scelte e nelle azioni, tenendomi gelosamente in gabbia.

Ci sono gabbie che costruiamo senza rendercene conto. Siamo abili a crocifiggerci e a rendere glorioso il nostro dolore. Ad essere orgogliosi di soffrire, che sia per un partito per una nazione, per un credo. Ebbene si, mentre amiamo il Dio cristiano, dentro di noi è insita la convinzione che è assolutamente normale soffrire per rendere gloria ad esso. Abbiamo bisogno di liberarci di credenze nefaste, di credenze limitanti, dei troppi dolori accumulati, del peso schiacciante del passato.

Quanto è piena la nostra vita di dolore, quanto siamo sommersi e quanto è divenuto piacevole lo stare immersi in questo mare di dolore? Come accaduto che dentro gli uomini si sia insinuata la paura? Come ha fatto a trovare la password per poter accedervi? All’inizio della razza umana, erano già programmati per provare tale sentimento? Faceva parte del disegno divino verso il quale la liberazione e l’amore e la tappa ultima del processo umano?

Come ci si libera totalmente dalla gabbia, dove si trova l’uscita?

Nel vostro cuore e custodita l’unica chiave che vi consente di liberarvi. All’inizio quando cercavo risposte ho voluto ribellarmi per non fare affidamento e non trovare supporto verso quel Dio che ho conosciuto dalla mia infanzia. Poi mi sono accorta che il conflitto con il padre è lo specchio in cui posso trovare delle risposte, che mi fanno comprendere, che i miei timori vengono, ugualmente riposti al mio approcciarmi con il Divino.

Va da sé comprendere che per quanto tante cose le abbia comprese anche se molte non sperimentate, faccio parte di una generazione che per anni e anni ha avuto timore del Dio punitivo, Il noto “Timore i Dio”

Ho tante domande e troppe poche risposte, ma la domanda in assoluto che mi accompagna è:

Cosa posso fare per lasciare il mondo un posto migliore?

Credo ciecamente nell’amore e per me Dio è amore, senza forma. Percepibile solo con il cuore, quando mi sento estremamente piena e grata in allineamento con me stessa. Ma so che è dentro e intorno a me sempre, anche quando non lo percepisco e non né sono consapevole.

A presto Lettori!

 

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...